COSTRUTTIVISMO


Indica la tendenza degli organismi a partecipare attivamente alla costruzione o alla composizione di un determinato ‘bioterritorio’ nel senso che essi si modificano geneticamente e fenotipicamente fino a instaurare con l’ambiente in cui agiscono e operano un rapporto vitale in grado di realizzare la massima ‘fitness’ o ‘idoneità biologica’; quest’ultima interpretabile come “misura di sopravvivenza e di riproduzione”. Il termine ‘fitness’ viene proposto da Darwin C. (1859) per indicare il ‘vigore’ mostrato da un organismo nell’ambiente in cui vive. La definizione di ‘fitness’ comporta: (a) una questione ontologica consistente nella necessità di specificare l’entità biologica sulla quale si effettua la misura (genotipo, organismo, carattere o manifestazione fenotipica); (b) una questione epistemologica riguardante la rappresentazione matematico-formale di fitness collocata all’interno dell’appropriato quadro teoretico. Le differenze fra i tipi genetici, specialmente autoctoni, entro e fra le specie, sono essere correlate con una diversità di capacità al costruttivismo, piú che di adattamento, ai diversi microagroecosistemi. Il genoma dei TGA costituisce un materiale biologico di particolare valore (anche euristico) ai fini della individuazione di modelli evolutivi per equilibri intermittenti; infatti, gli individui presenti in una peculiare nicchia ecologica possono subire effetti che accelerano la dinamica dei geni saltatori o trasposoni, nel senso che tali individui possono subire un processo evolutivo (capacità al costruttivismo) piú rapido perché piú facilmente soggetti a cambiamenti nelle loro combinazioni geniche per effetto della maggiore attività di spostamento dei trasposoni. In altre parole, questi trasposoni potrebbero fungere veri e propri regolatori e/o modulatori genici; pertanto, l’attività di questi trasposoni può condurre al sorgere di nuove dinamiche a livello molecolare e a nuovi modelli di sviluppo a livello di espressione fenotipica. Questi dinamici processi biologici comportano che in ogni cellula si abbia un ambiente sociobiologico in continua turbolenza con la finalità di migliorare la capacità al costruttivismo di una popolazione al variare delle condizioni ambientali. La biodiversità animale e vegetale è l’unica che può permettere domani di disporre di geni atti a favorire la capacità al costruttivismo degli esseri viventi in occasione di cambiamenti, oggi imprevedibili, sia delle condizioni ambientali sia delle esigenze in nutrienti dell’uomo. Pertanto, l’efficienza dell’uso delle risorse genetiche come fattore di produzione sarà sempre piú una variabile importante, se non determinante, della competizione o dell’integrazione economica fra i sistemi produttivi territoriali. Le popolazioni animali autoctone costituiscono il risultato di modificazioni biologiche di centinaia o migliaia di anni, grazie alla diversità nella loro capacità al costruttivismo. Tali modificazioni hanno determinato cambiamenti genetici utili per una sempre piú qualificata e qualificante partecipazione a costruire per il nuovo nella diversità biologica; risulta, quindi, evidente il notevole danno biologico che deriverebbe a un qualsiasi agroecosistema dalla definitiva scomparsa di una o piú di queste popolazioni.