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MISSIONE DEL CONSDABI

La missione principale del ConSDABI è quella di tutelare la biodiversità animale che, intesa come espressione di una ‘diversità di informazione genetica e/o epigenetica,’ può essere considerata una vera e propria, se non unica, ‘ricchezza reale’ (Matassino, 1990).

Perchè tutelare la biodiversità animale? La biodiversità va tutelata per garantire ‘servizi all’ecosistema’[1] (bioterritorio) (Matassino D., 2008; Matassino D. e Mazziotta A., 2009); ecosistema che va inserito nella nuova concezione di ‘ecologia del paesaggio’ (landscape ecology)[2].

Nell’ambito della concezione di ‘servizio dell’ecosistema’ , il ConSDABI individua, fra l’altro, 5 principali motivazioni per la tutela della biodiversità (Matassino D. e Pilla A.M., 1976; Matassino D., 1978, 1979, 1990, 1992b, 1996, 1997a e b, 2001a e b, 2005a e b; 2007a e b; Boyazoglu J., 1990; Jasorowski, H.A., 1990; Rognoni G. et al., 1990; Matassino D. et al., 1993, 2010a): (a) biologica, (b) culturale, (c) etica, (d) giuridica, (e) socio-economica.

 

Motivazione biologica. Un animale è portatore di informazioni importanti dal punto di vista biologico-evolutivo, molte delle quali sono ancora poco note per definire la sua ‘individualità’, specialmente per la ‘complessità’ della struttura e della funzione del ‘genoma’ anche alla luce dell’importanza che si attribuisce alla componente subatomica e alla dinamica dei fenomeni biofisici e bioenergetici. La biodiversità può essere considerata uno ‘scrigno’ di ‘informazioni chimico-fisico-biotiche’ atte a favorire la ‘capacità al costruttivismo’[3] degli esseri viventi in occasione di cambiamenti, oggi imprevedibili, sia delle condizioni ambientali sia delle esigenze di molecole ‘bioattive’ con funzione ‘nutrizionale’, ‘extranutrizionale’ e ‘salutistica’ per l’uomo (Matassino D., 2006; Matassino D. et al., 2007a e b). La riduzione o l’assenza di variabilità genetica comporta una diminuzione (o scomparsa, nei casi estremi) della ‘capacità omeostatica’ o di ‘autogoverno’ del sistema biologico, con il rischio di perdita di  informazioni non piú recuperabili (Bettini T.M., 1959; Matassino D. e Pilla A.M.1976; Matassino D. et al., 1993; Matassino D., 1996).

La biodiversità costituisce – anche – un elemento fondante per la ‘bioimitazione’ (‘biomimicry’) o ‘biomimetics’ (‘biomimetica’). Trattasi di un nuovo filone scientifico avente per oggetto la progettazione e la costruzione di sistemi, semplici e/o complessi, prettamente ispirati alla naturalità. L’imitazione della natura nella sua molteplicità di forme e di funzioni conduce a un dinamico progresso nei settori della ingegneria biomedica, della scienza dei materiali e delle superfici, delle nanotecnologie, della robotica, della bioarchitettura, ecc. (Matassino D., 2007a; 2009).

Nell’ambito della motivazione biologica, anche il rapporto ‘biodiversità – clima’ riveste un ruolo fondamentale; i mutamenti climatici assumono sempre più importanza in qualità di descrittori atti a fornire utili informazioni per redigere un piano di tutela della biodiversità. A esempio, grazie alla presenza di varianti genetiche peculiari, alcuni animali presentano una maggiore capacità nel fronteggiare variazioni termiche e cambiamenti dei regimi idrici ristabilendo nuovi equilibri (Lacetera N. et al., 2006; Maróti –Agóts Á et al., 2009).

Nell’ambito della relazione tra un tipo genetico autoctono e la sua “capacità al costruttivismo”, di particolare rilievo è la caratterizzazione della stabilità genomica (Comet test, test dei micronuclei, ecc.) in relazione all’ambiente di allevamento considerato in tutte le sue variabili. Risultati di ricerche ancora in corso (Matassino D. et al., 2007c; 2010) stanno evidenziando, nella specie suina, l’influenza significativa del fotoperiodo sulla stabilità genomica con un valore maggiore nella femmina rispetto al maschio; tale evidenza suggerirebbe una più elevata ‘capacità al costruttivismo’ della femmina riconducibile soprattutto a una maggiore sua ‘attitudine epimeletica’.

Da non trascurare  è il ruolo ‘scientifico’ della biodiversità. Le razze che differiscono dalla norma per alcuni caratteri somatici o fisiologici peculiari possono essere di grande interesse per la ricerca di base specialmente per individuare ulteriori sofisticati meccanismi biologici. La variabilità degli animali di interesse zootecnico può costituire una risorsa fondamentale anche per comprendere e per interpretare importanti processi quali, a esempio,  la ‘domesticazione’ e la ‘filogenesi’ tra le ‘razze’, e/o ‘etnie’ (Mason I.L., 1974).

Motivazione culturale. I TGA e i TGAA possono essere considerati alla stregua di beni culturali in quanto costituiscono un patrimonio dallo straordinario valore di documentazione storico e biologico; è – pertanto – dovere della collettività tramandarlo alle generazioni future (Matassino D, 1996).

Già Bettini T.M. (1988) riporta che: “Qualsiasi tipo di animale ‘domestico’ è un prodotto culturale, ha la sua origine e la sua storia evolutiva: la sua perdita significa un impoverimento oltre che  biologico anche culturale, un patrimonio che l’uomo ha in certa misura creato con la sua intelligenza, trasmessoci attraverso secoli o millenni, frutto di attività creativa al pari di un’opera d’arte o di qualsiasi altra manifestazione di pensiero”.

Concordando con Marchesini R. (2002), è possibile attribuire alla diversità biologica animale un vero e proprio ruolo di ‘operatore epistemologico’ nel senso di propulsore di conoscenza scientifica dei processi propri del funzionamento di un essere vivente; processi che possono essere utilizzati opportunamente per l’innovazione tecnica e biotecnica.

Motivazione etica. La conservazione della biodiversità deve essere considerata un ‘imperativo etico’ perché la biodiversità rappresenta non solo un bene da difendere e da trasmettere alle generazioni future per il miglioramento della ‘qualità della vita’ ma – anche – un bene in sé stesso che ha il diritto alla propria esistenza. Infatti, qualsiasi ‘sistema complesso’, identificabile con il singolo essere vivente, può esplodere o implodere in funzione dell’ ‘essere’, del ‘poter essere’ e del ‘dover essere’; queste tre diverse condizioni conducono a ‘canoni etici’, tra i quali si potrebbe ipotizzare un ‘federalismo biologico’ in grado di ‘riconferire’ importanza e dignità all’‘autoctonia’, cioè alla ‘biodiversità antica autoctona’ (Matassino D., 2001b; Matassino D. e Mazziotta A., 2009).

Motivazione giuridica. Il suddetto ‘federalismo biologico’ configura “un nuovo soggetto nel mondo del diritto per la contestuale presenza di quegli elementi che determinano la rilevanza giuridica di un bene e che consentono di riconoscerne la giuridicità”…… “La biodiversità antica di un TGA/TGAA porta in sé un patrimonio assai particolare che trae la sua ‘giuridicità’ non soltanto dalla natura privatistica del bene ma anche, e forse ancor piú, dalla “natura generale dell’interesse alla utilità sociale e alla conservazione del bene stesso” (Mazziotta A. e Gennaro G., 2002; Mazziotta A e Matassino D., 2008;  Matassino D. e Mazziotta A., 2009).

 

Motivazione socio-economica. La semplice conservazione della risorsa genetica autoctona come ‘museo’ è inconcepibile; la tutela della ‘diversità biologica’ deve implicare un suo uso produttivo. L’efficienza dell’uso di una risorsa genetica, come fattore di produzione, sarà sempre piú una variabile importante, se non determinante, della competizione o dell’integrazione economica fra i sistemi produttivi bioterritoriali al fine di realizzare un sistema socio-economico secondo i canoni propri di uno sviluppo sostenibile (Matassino D., 1995).



[1] ‘Servizio dell’ecosistema’: concetto ideato da Ehrlich P.R. e Ehrlich A. (1970) e nato dalla consapevolezza della stretta dipendenza della vita della specie umana dai sistemi ecologici; esso viene ripreso dagli stessi Autori nel 1981 in relazione alla problematica della riduzione della biodiversità sul pianeta Terra (Ehrlich P.R. e Ehrlich A. 1981) e poi largamente divulgato da Daily G.C. (1997). Le relazioni tra ‘servizi dell’ecosistema’ e ‘benessere umano’ sono approfonditi nel contesto del Millennium Ecosystem Assessment (MEA, 2005).

[2] Landscape ecology: tale espressione si deve al bio-geografo tedesco Troll C. che, nel 1939, intuisce per primo alcune proprietà degli ecosistemi e la loro evoluzione verso bio-entità superiori che chiama ‘paesaggi’.

[3] Capacità al costruttivismo: indica la tendenza degli organismi a partecipare attivamente alla costruzione o alla composizione di un determinato ‘bioterritorio’ nel senso che essi si modificano geneticamente e fenotipicamente fino a instaurare con l’ambiente in cui agiscono e operano un rapporto vitale in grado di realizzare la massima ‘fitness’ o ‘idoneità biologica’ ; quest’ultima interpretabile come “misura di sopravvivenza e di riproduzione” (Crow J.F. e Rimura M., 1970; Dobzhanski T., 1970; Lewontin R.C., 1974, 1978, 1993, 2004; Matassino, D., 1989, 1996; Maynard Smith J., 1998). Si ricorda che il termine ‘fitness’ viene proposto da Darwin C. (1859) per indicare il ‘vigore’ mostrato da un organismo nell’ambiente in cui vive. La definizione di ‘fitness’ comporta: (a) una questione ontologica consistente nella necessità di specificare l’entità biologica sulla quale si effettua la misura (genotipo, organismo, carattere o manifestazione fenotipica); (b) una questione epistemologica riguardante la rappresentazione matematico-formale di fitness collocata all’interno dell’appropriato quadro teoretico..