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1.5. La
risorsa genetica animale
Sappiamo che la parola ‘risorsa’ è derivata dal francese ‘ressource’
che, a sua volta, deriva dal latino ‘resurgere’ (=risorgere). La risorsa può
essere definita “qualsiasi fonte o mezzo che valga a fornire aiuto, soccorso,
appoggio,sostegno, specialmente in caso di necessità”.
E’ noto che, con
l’avanzare del processo di globalizzazione nel campo culturale e
socio-economico, la risorsa ‘naturale’ sta assumendo un ruolo sempre piú
importante, se non insostituibile, e, presumibilmente, sarà l’unico mezzo in
grado di affrontare in chiave risolutiva gli innumerevoli problemi che
interessano l’umanità del pianeta terra ai fini di realizzare un sistema
socio-economico sempre piú proteso verso traguardi dinamici, spazialmente e
temporalmente, propri di uno sviluppo ‘sostenibile’. La sostenibilità di
qualsiasi processo socio-economico è realizzabile solo sulla ‘tutela’ di
qualsiasi risorsa naturale; ‘tutela’ che comprende la individuazione, la
conoscenza, la conservazione e la valorizzazione della predetta risorsa.
L'estremizzazione
della visione centralistica del mondo, secondo cui “l'uomo è misura di tutte
le cose”,
ha
portato negli ultimi decenni, piú che mai, a considerare la natura,
intesa nel suo insieme di sistemi biologici, come assolutamente dipendente
dall'uomo e, pertanto, 'perfettamente adattabile' alle sue esigenze. Tale
gestione del ‘patrimonio naturale’
ha condotto in molti casi a scelte sconsiderate che hanno tenuto conto
solo del profitto del momento senza badare ai possibili risvolti futuri e senza
tener conto della ‘sostenibilità ambientale' di tali scelte: un esempio
lampante è quanto si è verificato nel campo delle produzioni animali, dove la
selezione da parte dell'uomo orientata verso elevati livelli produttivi ha
comportato
una
perdita di diversità biologica quanto mai allarmante: si stima che circa
1/4 dei 4.000 tipi genetici di animali domestici presenti sul Pianeta Terra è
ad alto rischio di estinzione. Dunque,
sebbene l'estinzione di una specie sia un fenomeno che rientra nella
selezione naturale, in quanto legato all'evoluzione di nuove specie,
l'intervento dell'uomo ha notevolmente amplificato questo fenomeno di migliaia
di volte con un'azione talvolta devastante, intaccando le basi del meccanismo
della biodiversificazione, fino a un progressivo restringimento del numero dei
‘diversi’.
Tuttavia si sta diffondendo la consapevolezza della necessità del
‘rispetto dell'ambiente’
pur nell'ottica dell'incremento quali-quantitativo delle produzioni per
soddisfare le esigenze in nutrienti
ai fini del raggiungimento del benessere psico-fisico dell'uomo (human
welfare state
e well being); quest'ultimo può essere rappresentato da un mandala quale
esemplificazione di una visione sistemica in cui vari fattori, tra i quali la
‘risorsa genetica’ e il ‘territorio rurale’, interagendo, contribuiscono
al raggiungimento dell'obiettivo ‘benessere
uomo’ (figura I).

FIGURA I - Esemplificazione di un 'mandala' rappresentativo del 'benessere dell'uomo' ('human welfare state e wellbeing').
Forse, si è all'epilogo di un periodo caratterizzato
da forti 'confronti-scontri' fra culture diverse e dal sorgere di nuovi diritti
dell'essere umano e di tutti gli altri esseri viventi, quindi di una nuova
visione del sottosistema 'Pianeta Terra' inserito nel sistema 'Cosmo'. Pertanto,
questa tendenza culturale sta determinando una profonda revisione della
epistemologia (termine coniato dal filosofo scozzese J.F. Ferrier nel 1854), cioè
dello studio dei fondamenti e dei metodi della conoscenza scientifica. La stessa
impostazione meramente epistemica, cioè accentuazione del solo momento
conoscitivo e positivo di contro a quello critico è in una fase di profonda
revisione. E' in atto un intimo, intenso e arcano tormento nel pensare
e nell'individuare nuovi modelli comportamentali in grado di interpretare
la realtà umana, sociale e fisica. E' palpabile la crisi, forse irreversibile,
che inonda un modello fondato prevalentemente sulla sola conoscenza scientifica
che si considera l'unica ‘esatta’ e ‘positiva’ nell'organizzazione dei
'saperi' e delle 'conoscenze'. Ciò sta a significare che è in atto una
revisione critica del modello epistemico di Francesco Bacone, tendente a
privilegiare la 'finalità pratica e operativa del sapere', quindi a conferire
all'uomo il dominio sulla natura previa una conoscenza basata sul valore
dell'esperienza e non sulla mera descrizione della natura stessa; in questo
contesto forte è la critica baconiana
a tutto ciò che pregiudizievolmente influenza
il sapere scientifico; critica che si concretizza nei noti 'idola'
baconiani. Lo stesso si può ipotizzare nei confronti del pensiero cartesiano (Descartes):
ideazione di un sistema universale, nel quale 'da un principio assolutamente
certo si possono dedurre tutti i principi delle singole scienze'. Questo
principio di certezza è nell' io; da questa identificazione scaturiscono il
'soggettivismo' moderno e il razionalismo, quindi l' ’io penso’quale
soggetto e oggetto contemporaneamente. Non è da dimenticare l'influenza di
Galileo nella quantificazione matematica degli eventi naturali qualunque sia la
categoria interessata, purché osservabile e misurabile; pertanto, queste
categorie possono comprendere, fra l'altro, quelle proprie della psiche e dei
processi socio-culturali.
Certamente un modello epistemico non sembra
utilizzabile per rispondere alle infinite istanze di 'conoscenze' avanzate da
una società attuale fortemente individualista e sempre piú complessa e avida
di soddisfazioni edonistiche, in quanto esso ha favorito una visione - prima- e
un intervento antropico -poi- tendenti a considerare 'scientificamente e
operativamente domabile' la natura.
L'antropizzazione dell’ambiente in genere
non può non prescindere dal fatto che “sia lo scienziato che l'imprenditore
non
possono piú ignorare che un alimento di origine animale o vegetale è il
risultato di un coacervo di fenomeni biologici, molti dei quali ancora
ignoti.
Crediamo che si possa affermare facilmente che
ogni essere vivente destinato a fornire
alimenti, servizi, attività professionali, ecc. all'uomo sia sempre un
passo piú in là rispetto alle nostre conoscenze”.
Da ciò è facile dedurre che l’impossibilità di controllare
totalmente la complessità biologica di un essere vivente deve condurre a una
maggiore prudenza nell'impiego di sistemi produttivi rivolti solamente
all'incremento quantitativo al fine di minimizzare i danni biologici, di cui
l'erosione del valore inestimabile di un patrimonio genetico ampiamente
variegato (biodiversità)
costituisce una delle
espressioni
piú eclatanti.