1.5.1. Biodiversità
La biodiversità può essere paragonata a
una 'biblioteca di volumi' non rimpiazzabili, dove le parole sono le 'risorse
genetiche', i libri sono le 'forme di vita' che contengono 'i codici genetici' e
l'edificio che li contiene è l''ecosistema', di cui l'uomo è parte integrante;
l'uomo non vive da solo sul pianeta terra, ma con la vita e la diversità
biologica che esso ospita
ed entro l'ambiente che l'attività
di tanti organismi costruiscono.
Qualsiasi germoplasma è portatore di
civiltà antiche e di vecchi equilibri biologici, la cui funzione e il cui ruolo
non è detto che siano finiti; anzi, partendo dalla conoscenza dei profondi e
fantastici meccanismi biologici operanti in natura, specialmente del germoplasma
antico e autoctono, siamo sicuri di contribuire a fornire alle future
generazioni umane esempi indelebili di vita di relazione, di vita di solidarietà,
di vita sociale; in sintesi, a stabilire un insostituibile connubio tra la
tutela (recupero, conservazione, valorizzazione)
di un germoplasma antico e l’evoluzione culturale
di un popolo.
Qualsiasi risorsa è da considerare un vero e proprio bene
‘culturale’, cioè essa è un patrimonio connaturato e connesso
all’antropizzazione dell’ambiente peculiare
di quella determinata ‘nicchia ecologica’.
La
diversità
biologica
è l'unica che può permettere domani di disporre di geni atti a favorire
la 'capacità al costruttivismo' degli esseri viventi in occasione di
cambiamenti, oggi imprevedibili, sia delle condizioni ambientali sia delle
esigenze in nutrienti dell'uomo; è lo strumento principe che permette alla
natura di sincronizzarsi alla velocità dei cambiamenti ambientali, grazie a
complessi e sofisticati meccanismi in grado di modulare la velocità di
trasferimento e di adeguamento dell'informazione genetica. Pertanto, la
riduzione o l'assenza di variabilità genetica comporta una diminuzione (o
scomparsa, nei casi estremi) della capacità omeostatica o di autogoverno del
sistema biologico, con il rischio di perdere informazioni che non sono piú
recuperabili.
La diversità
biologica
deve essere considerata anche ai fini della produzione di ‘beni
materiali’ o ‘servizi’, quali, a esempio, i servizi di gestione e presidio
ambientale di aree geografiche altrimenti destinate a essere abbandonate, con
tutti gli effetti conseguenti. Pertanto, le risorse genetiche autoctone danno un
contributo al ‘terziario verde’
di natura non commerciale.
L’imprenditore agricolo, grazie alla sua innata propensione
all’inventiva, non svolgerebbe piú un ruolo di semplice controllo e di
adattamento alle innovazioni messe a punto fuori dal contesto in cui egli opera,
ma, come tutti gli esseri viventi, ritornerebbe a evidenziare la sua
elevatissima 'capacità al costruttivismo'. A tal fine, il recupero e la
valorizzazione della diversità possono avere una valenza superiore alla stessa
innovazione di processo e/o di prodotto.